Ciao ragazzi, bentornati!

Innanzitutto, mi scuso per il ritardo e vi ringrazio per la lettura del mio precedente articolo. L’argomento wrestling è meno popolare di quanto ci si possa immaginare e questa manifestazione di affetto da parte vostra è un bel risultato, per me!

Ma torniamo a noi.

Abbiamo visto come la disciplina del bodybuilding risulti teoricamente incompatibile con la disciplina del wrestling: nel primo caso, lo sforzo fisico è finalizzato all’estetica e all’armonia del corpo; nel secondo caso, lo sforzo fisico è finalizzato a migliorare il corpo IN FUNZIONE dello sforzo da compiere sul ring.

Tuttavia, il pro-wrestling nella sua storia di lungo corso ha smentito questa teoria: vediamo come!

Non staremmo qui a parlare di Hulk Hogan, John Cena, o Triple H, se non fosse per “Superstar” Billy Graham.

Bodybuilder dal 1961, nel 1968 approdò alla Gold’s Gym, dove conobbe Arnold, Dave Draver, Pat Casey e molti altri. Si avvicinò al pro-wrestling nel 1970, ma questo non lo distolse dal bodybuilding: continuò ad allenarsi con la stessa medesima metodica e nel 1975 si aggiudicò la categoria Best Developed Arms al World Bodybuilding Guild’s Pro Mr America di New York. Tra i successi di Graham come wrestler, c’è sicuramente da annoverare la sua vittoria del titolo pesi massimi WWWF contro Bruno Sammartino nel 1977 e il suo conseguente regno titolato, della durata di 296 giorni. Un record, se pensiamo che all’epoca un personaggio negativo fosse solito essere un campione di transizione, quindi per periodi molto brevi.

Ma ora, addentriamoci nella GOLDEN AGE!

Gli anni ’80.

Quell’idea di Vincent Kennedy McMahon, che dopo aver fondato la sua azienda e comprato quella di suo padre, decise di dare alla WWWF un cambiamento repentino, facendo accordi con le tv via cavo del nord-est USA, comprando i diritti dei pay-per-view, ecc.

Da qui, il boom del wrestling: l’allora poco conosciuto Hulk Hogan, noto solo per quel cameo in Rocky III, divenuto personaggio di punta della federazione di McMahon. La prima edizione di Wrestlemania al Madison Square Garden e la consacrazione dello sport-spettacolo a forma d’intrattenimento più amato dalle famiglie americane.

I wrestler dell’epoca erano delle autentiche divinità, nella Golden Age. E non a caso Wrestlemania, l’appuntamento più importante per lo sports-entertainment, è soprannominato lo Showcase degli Immortali.

(in alto: Ultimate Warrior. Fu l’unico ad avere la stessa popolarità di Hulk Hogan)

Dall’espressione greca καλός καὶ ἀγαθός (kalos kai agathos), ossia “dotato di bellezza e bontà”, la grande maggioranza dei wrestler più amati sembravano aderire a questo precetto: erano alti, belli, forti, possenti, scolpiti. Amati, meno amati, alcuni anche detestati, ma temuti.

Sappiamo tutti che gli anni ’80 hanno visto il boom delle iscrizioni in palestra, tutti spinti dalla voglia di emulare quegli idoli che hanno dato vita alla rivoluzione estetica e conseguentemente, alla sexual revolution.

Ma quindi, com’era possibile avere tutti questi atleti così grossi, definiti e che sapessero anche essere dei performer di grande livello?

E’ presto detto: i match dell’epoca, leggendari per chiunque sia cresciuto con la WWF, avevano dei ritmi estremamente lenti e le sequenze di lottato erano poco impegnative (paragonate a ciò che possiamo reperire al giorno d’oggi). Ma la magia del wrestling funzionava, perchè il focus del pubblico non era tanto sullo scontro, quanto sugli atleti coinvolti.

Cosa poteva importare al pubblico di Wrestlemania 3 della pulizia di un movimento, della precisione di un suplex, di come Andre The Giant incassasse i colpi di Hogan?

Gli allenamenti vertevano quindi, sul rendere il proprio fisico più bello, non più funzionale.

E i limiti di prestazione sul ring, venivano compensati dal carisma e dalle doti interpretative: con questi ingredienti, Hulk Hogan seppe rendere iconico un banalissimo leg-drop (la sua mossa finale).

 

Con questi stessi ingredienti, il pubblico si innamorò di quella che è ancora oggi la coppia più bella nella storia del wrestling: “Macho Man” Randy Savage e la splendida Miss Elizabeth.

 

La Golden Age finì nel 1990, a Wrestlemania VI: il cattivissimo Nikolai Volkoff era diventato un personaggio buono (conseguentemente alla fine della guerra fredda), Andre The Giant fece la sua ultima apparizione e soprattutto, Ultimate Warrior sconfisse PULITO Hulk Hogan.

Fu il primo, vero, passaggio di consegne.

Ma nel 1993, la WWF venne investita da uno scandalo su abuso e spaccio di steroidi, mentre Vince McMahon dovette fronteggiare un’accusa di violenza sessuale.

Lo stesso McMahon venne successivamente scagionato, ma l’immagine del prodotto destinato a tutte le famiglie venne irrimediabilmente compromessa. Conseguentemente, i fan persero ogni interesse per la Golden Age e per i suoi wrestler più simbolici.

Il wrestling stava cambiando, la WWF doveva correre ai ripari…

Ma di questo, ve ne parlerò la prossima settimana.

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Daniele Verdolini

Speaker radiofonico e animatore per bambini. Palestrato quanto basta, pigro quanto basta. Amante del wrestling, della cucina e della buona musica.

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