Benvenuti al terzo appuntamento di questo spazio dedicato alla storia del rapporto tra bodybuilding e wrestling!

Dopo aver parlato dei fasti della Golden Age, affrontiamo il primo periodo di crisi per la WWF, iniziato nel 1993 proprio con i primi casi di abuso e di spaccio di steroidi: il pubblico non riconosceva più il fisico marmoreo dei vari Hogan, Mr. Perfect, Ultimate Warrior, Brutus Beefcake, ecc. come un fisico sano, come un esempio da far seguire ai bambini e agli adolescenti.

Il wrestling non era più gradito dalla cultura pop e dalla grande maggioranza delle famiglie americane: la caduta degli dèi sembrava inarrestabile.

 

La prima decisione per rallentare l’emorragia di fans, fu quella di dare uno spazio maggiore ad atleti con meno volume muscolare rispetto agli standard, ma con più capacità tecniche: “The Heartbreak Kid” Shawn Michaels (foto in alto) e Bret Hart furono i capostipiti di una generazione alternativa di wrestlers, senza però dimenticare The Undertaker, uno dei tanti giganti che sono emersi dopo essere stati nelle retrovie durante gli anni ’80.

Lo scontento tra gli atleti non cessava, però. E la WCW, federazione creata nel 1988 da Ted Turner dalle ceneri della JCP (e guidata in quel momento da Eric Bischoff), stava facendo gola ai numerosi atleti insoddisfatti della WWF.

Nel 1994, la WCW strappò alla WWF Hulk Hogan e Randy Savage e li implementò nella loro visione di intrattenimento, più rozza, ignorante, volgare e politicamente scorretta, certamente non adatta ad un pubblico di minori.

Ma Vince McMahon non si diede per vinto: Bischoff aveva Monday Night Nitro? Lui rispose con Monday Night Raw, dando così vita alla guerra degli ascolti del lunedì (Monday Night War).

Per la prima volta, la WWF dovette adeguarsi ad un linguaggio del wrestling non introdotto da loro: il pubblico voleva un wrestling più simile ai film d’azione puramente trash, nei dialoghi, nelle storie e soprattutto nel lottato, meno statico e teatrale, più di impatto e violento. Non più super uomini, ma uomini veri e duri.

 

Passiamo al 1997.

La faida tra Michaels e Hart per il titolo WWF era arrivata al suo culmine e il campione Hart avrebbe disputato il suo ultimo match in federazione al pay-per-view Survivor Series, prima di andare in WCW.

Ma Vince McMahon non accettava il fatto che Bret Hart, come prevedeva il copione iniziale, lasciasse la federazione da campione.

Decise quindi di cambiare i piani a favore di Shawn Michaels e organizzò il match informando TUTTI, TRANNE BRET HART.

Il piano era semplice e fu compito dell’arbitro attuarlo: chiamare la fine dell’incontro quando Michaels avrebbe chiuso il campione nella sua mossa di sottomissione, senza il classico segnale di resa, il “tap out”.

Questo caso, controverso e poco chiaro ancora oggi, è definito dagli studiosi come il “Montreal Screwjob“.

 

I fan contestarono duramente sia l’episodio, sia Vince McMahon, il quale decise di sfruttare l’attenzione negativa a suo vantaggio introducendo sè stesso nella federazione come personaggio: Mr. McMahon, direttore odioso e sadico che rende la vita dei lottatori disobbedienti un vero inferno.

L’abilità fu nell’infrangere il vetro che divideva la realtà, dalla finzione: già all’epoca si dubitava della veridicità dello sport-spettacolo e il contenzioso tra Hart e Michaels, che usciva anche dal ring, fu una vera manna.

Quel momento fu magico, poichè il Monday Night Raw iniziò a vincere più frequentemente le guerre degli ascolti contro la WCW, per poi surclassare la sua rivale fino ad acquisirla: era l’inizio della Attitude Era.

Uno dei punti di riferimento fu la D-Generation X, una squadra formata originariamente da Shawn Michaels, Triple H e Chyna. Nuovi ingressi, litigi e tradimenti nel corso degli anni, hanno reso questa formazione tra le più celebri. Al grido di “Suck it!”, con muscoli sfoggiati come armi di seduzione, battute sconce e sfrontatezze, erano dei veri e propri gregari per i ragazzi più ribelli.

L’Attitude Era ci portò anche Dwayne Johnson, meglio conosciuto come The Rock, wrestler samoano di terza generazione: fa una certa impressione vederlo in questa foto insieme a Mick Foley, a.k.a. Mankind, con parecchi meno muscoli di quelli che ha oggi, vero?

E poi c’è lui, il vero volto della Attitude Era.

 

Stone Cold Steve Austin

Fu il primo, vero anti-eroe della WWF: nel 1996 iniziò a incarnare l’americano medio, quello che lavora duramente in fabbrica, non sopporta i suoi superiori, dice parolacce, parla di sesso, beve birra e ha una forma fisica imperfetta.

Agiva da personaggio negativo ma era acclamatissimo e ciò lo portò a diventare un buono nel 1997, dopo una lunga faida con Bret Hart.

La sua rivalità più famosa è quella con Mr. McMahon (il lavoratore contro il padrone) ed è anche la storia più importante dell’Attitude Era, ma restano iconiche anche le sue faide con Undertaker e The Rock.

L’Attitude Era terminò nel 2002 per un contenzioso legale della federazione con la nota associazione per la difesa delle speci protette: la WWF diventò quindi la WWE, World Wrestling Entertainment e smise di parlare di Attitude.

Abbiamo quindi visto come la stessa federazione abbia raccontato due realtà completamente differenti in appena venti anni: se la Golden Age punta su corpi semi-divini che i comuni mortali sognano di avere (Hulk Hogan), l’Attitude Era manda tutto in malora e propone un campione molto più vicino allo spettatore, un modello che chiunque potrebbe provare a raggiungere con un po’ di palestra (Steve Austin).

Dal concetto aulico del bodybuilding, a quello più spartano del power-lifting.

Ma la rivoluzione dei canoni estetici era solo agli inizi…

 

Grazie a tutti per la lettura, ricordatevi di commentare e condividere.

Noi ci ritroviamo qui, la prossima settimana!


Daniele Verdolini

Speaker radiofonico e animatore per bambini. Palestrato quanto basta, pigro quanto basta. Amante del wrestling, della cucina e della buona musica.

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