Ciao a tutti!

Alla fine, eccoci qua.

Benvenuti in questo capitolo “finale” della nostra rubrica!

Sarebbe davvero bello poter conoscere le vostre opinioni e parlare insieme a voi lettori di questa disciplina, tanto strana quanto affascinante, chiamata wrestling.

Magari lasciate un bel commento sotto questo articolo, o sul profilo Instagram!

Continuiamo dove abbiamo lasciato il discorso la scorsa settimana, ma prima, una piccola riflessione.

Perché John Cena, protagonista indiscusso e volto della WWE per quasi 15 anni, aveva smesso di funzionare?

La spiegazione ce la fornisce (indirettamente) il buon vecchio Vladimir Propp, linguista russo e autorevole studioso delle fiabe.

Secondo il suo schema narrativo, la classica narrazione fiabesca si suddivide in quattro fasi:

  • Equilibrio iniziale

  • Rottura dell’equilibrio iniziale

  • Peripezie dell’eroe

  • Ristabilimento dell’equilibrio

“Ma cosa c’entra la fiaba con il wrestling?”, vi chiederete voi.

C’entra, c’entra: perché se rifletteste due secondi, vi accorgereste immediatamente che questo tipo di struttura la si può trovare nel 90% delle produzioni odierne, siano esse dei film classici, dei film d’animazione, o delle fiction.

La WWE segue gli stessi dettami, soprattutto ora che produce contenuti altamente family-friendly.

A noi interessa principalmente la terza fase, le peripezie dell’eroe, il vero svolgimento di tutta la storia: ad ogni prova che il nostro eroe deve ritrovarsi ad affrontare, corrisponde una lezione di vita che impara.

E così, il viaggio che compie il protagonista per trovare il tesoro, o salvare la persona amata, non è altro che un processo interiore di crescita: alla fine della storia, il protagonista avrà fatto tesoro di tutte le consapevolezze acquisite e allo stesso modo farà il giovane lettore che, vivendo la storia attraverso gli occhi del suo personaggio preferito, farà le stesse scoperte. In poche parole, il lettore cresce con l’eroe.

“Sì, ma cosa c’entra la fiaba con il wrestling?”

Adesso ci arriviamo!

Immaginate il capitolo di una saga in cui il protagonista fa le stesse identiche cose che avete visto fare in tutti i capitoli precedenti, dice le stesse identiche cose, “impara” le stesse medesime cose e alla fine della storia è praticamente identico a come era all’inizio.

Un protagonista talmente ripetitivo, da risultare immobile.

E che cos’è un protagonista, quando gli togli l’elemento della crescita?

Un protagonista che non cambia nulla, che non impara, è un antagonista.

John Cena che fa gli stessi discorsi al microfono, le prende costantemente per tutto il match, per poi vincere sempre alla stessa maniera, eseguendo le stesse mosse, non è più un eroe.

 

E’ un antagonista.

 

Questa è la falla nel sistema, il “bug” dell’equilibrio tra buoni e cattivi: quando i fan fischiano il supereroe e tifano il supercattivo, quando il personaggio positivo viene svalutato, allora anche il personaggio negativo perde di efficacia.

Il buono non è più il buono, perché è statico e ripetitivo e questo non viene sopportato.

Il cattivo non è più il cattivo, perché risulta innovativo nel messaggio che trasmette, ha un parco mosse più che valido. E allora viene tifato.

Ed è in questa dicotomia fallita, che subentra CM Punk.

Un lungo percorso nelle compagnie di wrestling indipendenti, dalla New Japan Pro Wrestling, alla Ring Of Honor, che gli hanno conferito abilità in-ring sicuramente rare per uno spettatore WWE.

La prestanza fisica distante dalla perfezione dell’uomo-copertina, con un corpo marchiato di tatuaggi e una muscolatura non così esasperata.

Una lingua tagliente, che ha regalato discorsi memorabili.

Fu proprio un discorso di CM Punk, a segnare lo spartiacque: dopo quella notte, dopo il suo indimenticabile promo al microfono, il linguaggio del wrestling sarebbe cambiato per sempre.

 

LA NOTTE DELLA PIPEBOMB

 

Era il 27 giugno 2011, una puntata di Monday Night Raw.

Punk stava trascorrendo un periodo orribile per il suo personaggio, a causa di storie scritte male, che non lo portavano da nessuna parte, se non la scadenza del suo contratto. Si era guadagnato un’opportunità al titolo WWE, detenuto da John Cena. Dopo aver causato la sconfitta di Cena in un match, Punk si sedette sulla rampa e fece il suo discorso di rabbia e frustrazione.

 

 

Fu un momento magico, che appassionò la comunità web per settimane.

CM Punk poi vinse il titolo e lasciò la WWE.

Nei giorni successivi prese parte, senza lottare, a qualche evento indipendente di wrestling, per dare davvero l’idea che se ne fosse andato davvero dalla federazione.

Tornò il 25 luglio e fu l’inizio della storyline conosciuta da tutti come la Summer Of Punk.

Ma anche l’inizio del regno più longevo da campione WWE di sempre: oltre 400 giorni.

La WWE cambiò quindi il suo uomo di punta?

Non esattamente.

John Cena sfidò The Rock (tornato in WWE per breve periodo) nel main event di Wrestlemania 28, nonostante il campione WWE fosse proprio CM Punk, il quale dovette accontentarsi del penultimo incontro in scaletta.

Il PPV Royal Rumble dell’anno successivo, vide la fine del regno di CM Punk, sconfitto da The Rock; mentre la Royal Rumble (rissa a 30 uomini, dove per vincere occorre gettare gli avversari fuori dal ring, dalla terza corda) assicurò a John Cena il match per il titolo WWE.

E i due si ri-sfidarono nel main event di Wrestlemania 29, con un grande disappunto del pubblico.

Quindi era tutto perduto?

Non esattamente.

Durante l’estate 2012, Triple H prese in mano il prodotto NXT, trasformandolo da “reality-show” con dei lottatori in erba, a una vera e propria federazione di sviluppo.

La federazione si rivelò essere, in seguito, una fucina di talenti, oltre che una vera oasi per gli appassionati di wrestling più esigenti.

(da sinistra: Seth Rollins, Roman Reigns, Dean Ambrose. Sono state le primissime Superstar di NXT a passare nel roster principale, formando il gruppo The Shield)

Durante l’estate 2013, nel frattempo, stava nascendo un nuovo eroe, sulla scia di CM Punk.

Daniel Bryan

Stesso percorso nelle indie come il suo precursore, il pubblico era pazzo di lui ed era pronto per vederlo con la cintura massima alla vita.

Conquistò il titolo a Summerslam 2013, ma Triple H (arbitro speciale dell’incontro) lo tradì, permettendo a Randy Orton di sottrargli il titolo.

 

LO YES MOVEMENT E WRESTLEMANIA 30

 

La Royal Rumble 2014 (evento che avrebbe delineato le storie fino a Wrestlemania 30) ha dell’incredibile: tutto il pubblico si aspettava l’ingresso di Daniel Bryan come ultimo partecipante, ma si resero conto che gli autori del match non lo avevano proprio inserito.

Fu un pandemonio, piovettero fischi su fischi, fino alla vittoria finale di un rientrante Batista, che avrebbe quindi affrontato Randy Orton a Wrestlemania 30.

Ma nessuno voleva quel match, nessuno voleva quel main event!

Fu come un risveglio collettivo dei fans, una rivoluzione dal basso.

 

Era lo Yes Movement!

 

Che ci crediate, o meno, la WWE cambiò i suoi piani: il main event diventò un match tra Batista, Randy Orton.

E Daniel Bryan.

Il momento fu semplicemente iconico: quello fu il primo main event di Wrestlemania SENZA la presenza di John Cena, dopo 8 anni.

Il passaggio dall’era moderna a quella contemporanea, era ormai completo.

Un passaggio, sulla scia indelebile di CM Punk.

Un atleta simbolo di questa era attuale è Seth Rollins.

Ha sposato la disciplina sportiva del crossfit e l’ha unita al wrestling, aumentando esponenzialmente le sue abilità atletiche sul ring, che lo rendono uno dei performer più amati.

L’introduzione della disciplina del crossfit in aggiunta agli allenamenti di wrestling, seppure con i suoi limiti, è un segnale di cambiamento: insegue il powerlifting nel fine della crescita muscolare, ma se ne discosta nel momento in cui lavora anche all’elasticità.

Accontenta l’esigenza della funzione estetica, ma prepara anche il corpo ad essere il mezzo ideale per eseguire al meglio un match di wrestling.

Il messaggio è cambiato: puoi essere ciò che vuoi, se lavori sodo per realizzare il tuo sogno.

Ed è in questa visione fortemente inclusiva, che troviamo atleti come Sami Zayn

E atleti come Kevin Owens

 

E poi, il prescelto dalla WWE come nuovo volto della compagnia.

Roman Reigns.

 

Amato.

Odiato.

Discusso.

Chi ne ha criticato per anni l’inserimento costante forzato nella scena titolata e chi ha apprezzato invece i suoi miglioramenti sul ring e al microfono.

Ma in uno sport-spettacolo sempre in equilibrio tra il reale e il recitato, la persona ha dato la spinta migliore per il personaggio: nella puntata di Raw del 22 ottobre 2018, Roman Reigns ha abbandonato provvisoriamente la WWE per la ricomparsa di una leucemia.

E ha detto tutto questo con una semplicità, una sincerità, una bontà d’animo, che hanno avuto dello straordinario: ha parlato della “convivenza” con la sua malattia per 11 anni, ha parlato della sua precedente battaglia contro la leucemia, senza un soldo, senza una casa e con la squadra di football che gli voltò le spalle senza pensarci due volte.

Ha ringraziato il pubblico per averlo acclamato, averlo fischiato, averlo sempre degnato di una attenzione.

E poi, non ha parlato di titoli da riconquistare, ma solo della voglia di tornare ad esibirsi per loro, per noi.

E fu il miracolo: tutto il pubblico nell’arena era in piedi, commosso, per ringraziare e salutare l’atleta samoano.

Con la consapevolezza che quando tornerà (perchè tornerà, non prima di aver rifilato un Superman Punch alla leucemia), riceverà uno dei più grossi boati di sempre.

 

La verità è che la WWE non ha mai smesso di compiere scelte opinabili a livello creativo e non smetterà di compierne.

Ma continuerà anche ad essere una testimone dei tempi, un esempio da analizzare, nel bene e nel male.

CONCLUSIONI

E questo è stato, finora, il rapporto tra culturismo e sport-spettacolo.

Spero di non avervi annoiati e anzi, di avervi trasmesso almeno una parte della mia passione. La storia del wrestling, il presente, sono fatti di tantissimi altri protagonisti, che vi invito a scoprire da voi.

Vi è venuta voglia di provare ad allenarvi?

Fantastico!

 

Prendete tutte le nozioni che avete reperito in questi capitoli e DIMENTICATEVELE.

Dovrete affidarvi corpo e mente ai vostri istruttori. Non ci sono se, non ci sono ma.

Loro insegnano, voi cercate di imparare il più possibile.

Non sarete gli unici, all’interno del polo d’allenamento: ma ricordatevi che la competizione deve essere solo con voi stessi, mai con gli altri.

Grazie a tutti, tutti, tutti coloro che mi hanno seguito fin qui.

Il piacere è stato tutto mio!

Daniele

 

P.S: Rimanete sintonizzati… Prossimamente, vi parlerò del wrestling al femminile!

 


Daniele Verdolini

Speaker radiofonico e animatore per bambini. Palestrato quanto basta, pigro quanto basta. Amante del wrestling, della cucina e della buona musica.

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